Il libro non è mai stato la parte magica
Una storia raccontata a voce tiene gli occhi di tua figlia su di te invece che su una pagina, si accorcia o si allunga a seconda della sera, e può avere lei dentro, con il suo nome. Quello che frena i genitori non è la mancanza di libri: è l'idea di non essere abbastanza creativi. Ma per inventare una storia alle nove di sera non serve talento. Serve un congegno, cioè una regola che produca la storia al posto tuo. Quelli che seguono sono congegni, dal più affidabile al più riposante.
Il binomio fantastico: due parole, e la storia parte da sola
Gianni Rodari lo spiega nella Grammatica della fantasia, e funziona ancora come il primo giorno. Servono due parole che non c'entrano niente l'una con l'altra: una la dice tua figlia, una la dici tu. «Cane» e «armadio». Adesso mettile insieme in tutti i modi che ti vengono: il cane nell'armadio, l'armadio del cane, il cane con l'armadio sulle spalle. Una di queste combinazioni ti farà venire in mente una scena — un cane che si è chiuso nell'armadio per fare una sorpresa, e non trova più la maniglia — e da quella scena la storia si srotola da sola, perché è l'attrito tra le due parole a produrre l'invenzione, non tu.
La versione da nanna ha una regola in più: la seconda parola deve essere morbida. Coperta, cuscino, luna, pantofola. «Trattore» e «cuscino» danno un trattore che vuole solo appoggiare la testa da qualche parte, e una storia che scende invece di salire. Se tua figlia ha quattro anni sarà lei a chiederne subito un'altra, e il bello è che le due parole le può dire lei: quella con la parola più strana ha vinto, e la storia comincia. Un secondo esempio, per capire quanto poco serve: «pesce» e «pigiama». Un pesce che ha freddo, un pigiama a righe che nessuno usa più, e una vasca da bagno che per una notte diventa un mare tiepido. Tre frasi, e sei già dentro.
Sbagliare le fiabe apposta
Anche questo è Rodari: A sbagliare le storie, una delle Favole al telefono, è un nonno che racconta Cappuccetto Rosso sbagliando tutto — Cappuccetto Giallo, la nonna che abita a Milano, il lupo che chiede l'ora — e la nipote che lo corregge a ogni riga, sempre più indignata e sempre più sveglia. A casa funziona al contrario di come sembra: correggerti la impegna, e un bambino impegnato a correggere non sta trattando. Sceglila tra le fiabe che sa a memoria — Cappuccetto, i tre porcellini, Pinocchio — e sbaglia un dettaglio ogni due frasi, non di più.
Per la nanna, però, l'ultimo errore dev'essere quello giusto: il lupo che invece di mangiare la nonna le porta il minestrone e si addormenta sul divano. Finali morbidi, senza inseguimenti. A quattro anni le paure vere arrivano proprio dalla fantasia, e nella guida alle storie della buonanotte per bambini di 4 anni spieghiamo perché un cattivo che insegue è meglio lasciarlo al pomeriggio.
La casa che si addormenta, stanza per stanza
Per le sere in cui tua figlia è già a metà strada verso il sonno, salta la trama. Racconta invece la casa che va a dormire, una stanza alla volta, in seconda persona e al presente: «In cucina la luce è spenta. Il frigorifero ronza piano, come fa sempre. In salotto il divano si sistema i cuscini. Nel bagno il rubinetto ha smesso di gocciolare. Il corridoio è buio e tranquillo, e le scarpe vicino alla porta si sono messe in fila per la notte. E nella cameretta c'è una bambina che si chiama come te, sotto la coperta, con gli occhi che si chiudono». Puoi allungarla o accorciarla a piacere, una stanza in più o una in meno, e tua figlia imparerà presto a suggerirti la stanza che manca. Non succede niente, ed è esattamente il punto: è la versione per bambini di un rilassamento guidato. Voce bassa, pause lunghe, frasi sempre più corte finché non ti spegni anche tu.
Il finale, sempre lo stesso
Qualunque congegno usi, il finale non si inventa: si ripete. Tutti tornano a casa, tutti si sistemano, la luce si spegne. Anche il cane dell'armadio, anche il lupo del minestrone. Un finale fisso dà al bambino il segnale che la storia sta atterrando, e a te un porto sicuro quando l'invenzione va lunga alle nove e venti: qualunque cosa stia succedendo, con tre frasi sei a casa. Rallenta la voce nelle ultime tre frasi fino quasi a un sussurro, e chiudi ogni volta con la stessa formula. Se vuoi capire quanto dev'essere lunga una storia raccontata per funzionare davvero, la guida alle storie brevi per dormire dà i minuti per età.
Quando non ti viene proprio niente
Poi ci sono le sere in cui la fantasia ha staccato, o tua figlia vuole una storia «vera», con un inizio, un mezzo e una fine come quelle dei libri. Per quelle sere abbiamo costruito il nostro generatore di storie della buonanotte, in cui la parte divertente la fa lei: con grandi pulsanti colorati sceglie i personaggi, il mondo (castello? bosco? spazio?) e la lunghezza, e in pochi secondi arriva una storia personalizzata, calma e adatta all'età, con lei dentro per nome. Tu abbassi la luminosità e la leggi ad alta voce, come faresti con un libro. Il rito è lo stesso — la tua voce, tua figlia, una storia, poi il sonno — con l'invenzione appaltata a qualcun altro. La prima storia è gratis, che è esattamente il prezzo giusto per una sera in cui hai dimenticato i libri.